Intellettuali  di Paul Johnson (Recensione)

Indottrinatori Dogmatici (Jean-Jacques Rousseau)

L’anno scorso avevo pubblicato la recensione di un saggio del grande liberale Raymond Aron che avevo letto in seguito alle frequenti citazioni dell’indimenticabile Indro MontanelliL’OPPIO DEGLI INTELLETTUALI 

 rispolverato l’anno scorso ho riletto l’eloquente saggio per recensirlo; infatti è una di quelle letture che a distanza di decenni era e risulta tuttora assolutamente attuale. Ed in questo scenario, mi sembra altrettanto utile recensire un altro saggio sui sinistri personaggi ai quali nel 1988 lo storico britannico Paul Johnson – 

https://liberalismowhig.com/referenze/paul-johnson/ –  ha dedicato proprio ai rispettivi indottrinatori, ai quali quegli stessi dogmatici intellettuali di Raymond Aron si erano ispirati e che, ancora oggi, costituiscono quel messianismo così potente da formare le linee guida dell’ormai agonizzante Collettivismo che, tuttavia, messo alla prova empirica della realtà, alla fine, oltre a storie di tragedie e lutti, ha solo lasciato macerie sotto quanto era rimasto del muro di Berlino. Nonostante tutto ciò, ci sono non pochi nostalgici che si ostinano ancora a rimanere fedelmente abbracciati all’utopico progetto di una buona parte di idealisti della nostra più ingenua generazione che, da più di un secolo, insiste ad alimentare un ambiente, a dir poco, tossico. Qui in questa mia recensione, mi limiterò a commentare quelle personalità più celebrate che Johnson descrive la biografia.

Oltremodo utile sinossi biografica sui più influenti autori di una certa deleteria inclinazione rivoluzionaria di decisamente sinistro conio mancino. Siamo, quindi, dinanzi ad una vera rassegna in cui il rispettato autore descrive non solo le particolarità letterarie, ma anche i controversi aspetti e le contraddizioni della vita privata  di una manciata di – chiamiamoli pure – importantissimi “notabili” che, di fatto, hanno senza alcun dubbio giocato un influente ruolo, specialmente nella cultura mondiale. Infatti, ahimè, ha inciso specialmente sul moderno pensiero dogmatico della Sinistra dottrinaria, a cominciare dal commemorato Rousseau per passare per le più consacrate figure della Sinistra ideologica: Marx, seguita da IbsenShelleyTolstoyHemingwayBrechtBertrand RussellSartre fino ad arrivare ai più recenti ostinati impenitenti orfani del Collettivismo dei nostri giorni come, per esempio, l’ americano Chomsky ecc. Pertanto, tutti personaggi che, in apparenza, si sono sempre vantati di fomentare cambiamenti nelle migliori intenzioni per un mondo ideale, a favore di un presunto umanismo più giusto. Eppure, in generale, nella vita si sono dimostrati ben poco coerenti  e – come  vuole il proverbio -, pur predicando bene, razzolavano piuttosto male…

Quello di Rousseau è il primo profilo ad essere analizzato. Johnson non lo scrive, ma lo aggiungo io: personaggio storico, noto per aver pubblicizzato una certa nostalgia per gli umani primitivi, qualificati privi di peccati, perciò buoni per natura; ecco che li descriveva come esseri puri che non sarebbero ancora stati “corrotti” dalla civiltà… Tuttavia, la storia concreta ci ha insegnato che la realtà, in modo inequivocabile,  conferma l’esatto contrario. Infatti, nella sua purezza, il cosiddetto buon selvaggio uccideva i propri simili, anche per impossessarsi non solo del loro spazio, delle loro energie, ma anche dell’immaginario potere dei rispettivi spiriti, e sovente per cibarsi della loro stessa carne umana e, magari, far usare dello scalpo o di qualche osso come macabro trofeo. Sorprende il fatto che ancora oggi, non è raro, che qualche discepolo del filosofo della cosiddetta volontà generale  e credente nel “breviario” del Contratto Sociale sostenga che il cattivo uomo moderno uccide per perversità, contrariamente agli animali che, invece, ucciderebbero per solo sfamarsi… Ed a questo proposito, mi sembra opportuno osservare come l’autore canadese Jordan Petersen –

https://liberalismowhig.com/referenze/jordan-b-petersen/ nelle sue 12 REGOLE PER LA VITA,  descrive l’aggressività dei “pacifici” uccellini dal  melodico canto con il quale aggressivamente difendono il proprio territorio, non solo il loro nido ma perfino un semplice ramo.  Di fatto, non si può ignorare come anche gli animali possono essere molto spietati. Evidentemente, i fedeli proseliti della nuova religione, non hanno mai considerato come i gatti cacciano i sorci, non tanto per nutrirsi, ma per puro quanto crudele divertimento, torturandoli fino alla morte, mentre i cani, cacciano qualsiasi essere vivente che si muova ed osi invadere il proprio territorio, e certamente, non per cibarsene, abbandonando la preda, disinteressandosene, una volta che giace inerte priva di vita.

Ebbene, il nostro autore di Manchester spiega in modo eloquente come il ginevrino, in parte per accidente o per istinto o per un deliberato marchingegno, si era trasformato nel primo intellettuale a sfruttare le “colpe dei privilegiati, in un modo sistematicamente sgarbato del tutto nuovo”. In questa maniera egli si promuoveva, quindi, come un salvatore di un mondo ormai degenerato e corrotto, presentandosi come uomo arrabbiato e critico nei confronti della nostra civiltà considerata ingiusta. Così, ne giustifica la condanna, tanto da suggerire un ritorno al passato, abbandonando la strada intrapresa dall’evoluzione che ha condotto alla civiltà. Tale ripiegamento richiedeva, dunque una rivoluzione che avrebbe prodotto un nuovo ordinamento per redimere gli umani egoisti e perversi. Peccato che, l’esempio di vita che Rousseau ha condotto, dimostra come egli stesso fosse un essere assolutamente spregevole, egocentrico, arrogante, presuntuoso e soprattutto indifferente alle sofferenze altrui. Eppure, i suoi apostoli, che lo hanno elevato ad una specie di santità e che molto ancora venerano, fanno finta di ignorare il suo concreto e poco degno passato.

Ecco che Johnson mette sotto la lente la scaltra tecnica alla quale ricorreva il presunto difensore della purezza umana, esaltando la sua supposta natura sincera, per assicurarsi notorietà. Così, non esitava diffondere i propri ripugnanti vizi, senza nemmeno temere di scandalizzare le nobili dame, vantandosi perfino delle sue peggiori abitudini anche di natura intima, promuovendole alla condizione di virtù, al punto di dare l’evidente impressione di essere affetto addirittura da paranoia. Opportunista nello sfruttare le anime generose che lo aiutavano – ed in primo luogo le donne che conquistava -, ricambiava tutti sovente con la più meschina ingratitudine. Famosi i casi dell’editore dell’Encyclopédie Denis Diderot che lo aveva introdotto nel mondo della cultura francese o di Friedrich Melchior Grimm, che a suo turno lo aveva presentato al prestigioso salotto di Paul Heinrich Dietrich – alias Barone d’Holbach

Di fatto, questa sua natura cinica ed irriconoscente, gli ha perfino impedito di stabilire un minimamente ragionevole equilibrio durante tutta la sua egocentrica vita parassitaria. Oggi, probabilmente, gli specialisti lo classificherebbero come soggetto dalla personalità bipolare: mente davvero geniale nella sua capacità di argomentare e con un raro talento di far uso della retorica, aveva una singolare abilità nello scrivere e di convincere. Proprio queste doti gli avevano permesso di essere accettato dai personaggi più influenti del suo tempo, rendendolo celebre in tutto il mondo della cultura. Eppure, questi suoi doni contrastavano drasticamente con quel suo pessimo ed iracondo carattere. Infatti, come egli stesso sostiene, era capace di bassezze e di viltà inaudite ai limiti della codardia.  A fare presto le spese della sua iniquità sono proprio i suoi primi amici e benefattori, come Madame Louise d’Epinay, il Dr. Théodore Tronchin, al quale aveva confessato i problemi che soffriva al proprio organo genitale; e certamente non da ultimo David Hume, al quale improvvisamente aveva scritto una lunghissima letteraccia che secondo alcuni sarebbe stata una delle più evidenti prove della sua chiara demenzaNon per niente, queste sue inclinazioni lo avevano indotto a conflitti irreparabili, praticamente con tutte le persone che lo avevano non solo aiutato, adulato, servito ma, in modo generoso, addirittura ospitato e mantenuto. 

Infatti, in seguito alla sua mania di considerare i suoi stessi patrocinatori come agenti di una cospirazione che avrebbe preteso di distruggerlo, fino all’estremo di sostenere che intendessero seppellirlo vivo in una bara; per cui, proprio quegli stessi amici di altri tempi, erano giunti alla conclusione che fosse un povero uomo mentalmente infermo. Questi suoi assurdi sospetti di sentirsi vittima di una rete internazionale che lo avrebbe voluto annientare, si erano originati già a sedici anni quando era un semplice lacchè della Contessa di Vercelli, i grotteschi sentimenti si erano ulteriormente consolidati durante il suo soggiorno in Inghilterra, al punto di richiedere al cancelliere marchese Lord Camden una protezione armata, cosa che ovviamente non gli era stata concessa, per cui, alla sua partenza da Dover, era caduto in preda a scene di isterismo… Di fatto, questa sua eccentrica mania di sentirsi vittima di uno stravagante complotto è riprodotta nelle sue ultime opere: Rêveries du promeneur solitaire e nei Dialogues avec moi même che, per timore che qualcuno volesse distruggere questi scritti, aveva tentato farli santificare,  esponendoli presso l’alto altare della cattedrale di Notre Dame.  

Nonostante le contraddizioni che lo hanno contraddistinto, un soggetto del genere doveva diventare una delle penne più influenti ed ammirate mai vissute; ha saputo presentarsi come presunto grande fautore di una rinnovata e magnanima umanità più egualitaria. Campione di ventilate verità e di equivoche virtù, si vantava del suo stesso esibizionismo, come quando, gironzolando  per le oscure strade di Torino, sentiva immenso piacere di mostrare le sue natiche nude alla signore. Era talmente masochista che, per la sua sconcezza, godeva a farsi castigare deliberatamente con sculacciate sul sedere nudo dalla severa sorella del pastore. Egli stesso descrive come in gioventù era solito a masturbarsi perchè ciò lo preservava anche dall’essere contagiato da malattie veneree. Narra, inoltre, che in un ospizio a Torino era stato sedotto da un omosessuale; inoltre, ammette di aver condiviso i rispettivi favori non solo di Madame Warens ma anche del suo giardiniere. E quando entra nell’argomento, emerge la sua sca brosa immaturità; infatti,  nelle occasioni in cui riferisce i suoi rapporti sessuali con la sua amante Madame Louise de Warens, mostra la sua acerba infantilità, tanto che in maniera puerile, parla sempre della “Madame”. Ecco che queste sue poco onorevoli ammissioni, le accuse che rivolge a sé stesso, la maniera di mostrarsi ambiguamente sincero, si aggiungevano alle ammissioni di aver rubato, di mentire, di essere vigliacco e traditore; e tutto ciò, insieme all’apparente spontaneità, gli avevano proporzionato un’enorme popolarità e non poca simpatia da parte di un vasto pubblico. Tuttavia, dalle sue Confessioni  e dalle lettere che scriveva, vengono alla luce anche le mezze verità, per cui, si evince un palese grado di inequivocabile ipocrisia. 

Johnson espone in modo chiaro come in seguito alla sua pretesa sincerità, alla fine, Rousseau dimostra essere un mero mito; infatti, quando nelle sue Confessioni comincia ad entrare nello specifico, si conferma anche la sua vera indole equivoca; un esempio, è quando di proposito indica la data falsa del decesso di suo padre o, quando all’età di 75 anni se ne attribuiva solo 60. Ed in maniera specifica avrebbe mentito sui particolari di diversi episodi del suo più critico passaggio presso l’ospizio di Torino. Infatti, uno dei più attenti storici del secolo XX – l’olandese J. H. Huizinga – dedicandosi alla storia dell’inventore di un certo protosocialismo, descrive come la sua esagerata insistenza sulla propria presunta onesta sincerità, in fondo, indica piuttosto chiaramente come le sue disoneste distorsioni e falsità, alla fine, risultano particolarmente scandalose quanto incoerenti; infatti, più si legge con attenzione e più si scava in profondità, meglio ci si convince di quanto poco attendibili siano le sue cronologicamente confuse esposizioni, ciò che gli stessi suoi amici del passato avevano già confermato. Non per niente, questa conclusione è sostenuta specialmente dal suo imparziale biografo Prof. Lester Crocker, secondo il quale, tutti i suoi resoconti, pur suonando talmente persuasivi, presentati da un’irresistibile eloquenza in un supposto eccesso di sincerità che, quando confrontati con i fatti reali, non producono altro che un’autentica scossa.

Poco sensibile in fatto di sentimenti, perfino nei confronti della sua stessa famiglia, quando Rousseau si riferisce a suo padre, si può dedurre che la sua morte non aveva altro significato oltre la mera opportunità di ereditare ciò che gli aveva lasciato; e la sua preoccupazione era di certificarsi anche del decesso di suo fratello con il quale non aveva più mantenuto ulteriori contatti; ragione per cui, celava più preoccupazione di dover dividere l’eredità. Infatti, Johnson scrive che per lui la famiglia costituiva puramente una questione pecuniaria. Del resto, l’insensibilità più deplorevole, la dimostrerà nei confronti non solo dell’ultima compagna Thérèse Levasseur che gli rimarrà comunque fedele, nonostante la considerasse e la trattasse come una specie di semplice serva privilegiata al servizio del grande genio; era una donna semplice, semi letterata che gli aveva dato ben 5 figli, ma proprio in rapporto al destino che lui riserverà loro, ma che egli si rifiuterà di allevare; infatti, deciderà di abbandonarli alla carità pubblica. Del resto, parere unanime da parte di coloro che si interessano a Rousseau, l’ammissione che difficilmente avrebbe potuto essere un buon genitore… 

Del suo primo figlio con Thérèse, non si conosce nemmeno il sesso; infatti, evita di parlarne, mentre sostiene la grande difficoltà affrontata per convincere la donna ad abbandonarlo per preservare la propria reputazione; dopo che luis stesso aveva inserito un cartellino cifrato Thérèse obbedisce, seguendo le sue istruzioni di lasciare il fagotto presso l’ospedale dei trovatelli. Di fatti, non amava i bambini, tanto che il noto pittore Delacroix racconta di aver visto Rousseau nei giardini delle Tuileries mentre rincorrereva un bambino colpendolo con il bastone per il fatto che la sua palla aveva toccato la sua gamba. Non c’è da meravigliarsi se gli altri quattro figli avuti sempre con Thérèse erano stati abbandonati come il primo, con la differenza di non aver inserito alcun cartellino cifrato… Colpisce il particolare che nessuno di loro era stato degnato di nome o di data di nascita ed egli stesso non si era mai più preoccupato di sapere se erano sopravvissuti, salvo in un unico caso nel 1761, quando sembrava che Thérèse stesse per morire e Rousseau aveva chiesto della loro esistenza: sì, aveva fatto un superficiale tentativo – subito abbandonato -, di ricorrere al codice cifrato per sapere dell’esistenza del primo figlio. Seppur cercasse di mitigare tali vergognose scelte, i fatti ormai in certi ambienti erano noti, tanto che ad accusarlo pubblicamente di tale infamia, in un pamphlet dal titolo Le sentiment des Citoyens, falsamente attribuito ad un pastore genovese, ci ha pensato proprio il suo odiato avversario Voltaire. Pare che sia stato questo ad averlo sensibilizzato al punto di generare l’ispirazione di scrivere le sue Confessions, dove ricorre alle più diverse quanto futili scuse, cerca di giustificarsi, alludendo addirittura che pur considerando che sarebbe stato il migliore dei padri, non avrebbe potuto allevare figli con una madre di tale scarsa educazione.   Tali frivole scuse, invece, costituiranno nient’altro che la più lampante prova della sua ipocrita ed disumana crudeltà. Ma ai suoi adepti  servirà come pretesto per sostenere che l’educazione dei figli non deve essere lasciata ai genitori, ma è compito, del potere pubblico; infatti, ci penserà poi Marx  ad affermare che per creare l’uomo nuovo  era necessario togliere i figli ai loro genitori… 

Del resto, Rousseau stesso si considerava un bambino abbandonato; ed è per questo fatto che, secondo alcuni suoi biografi, non è mai uscito dalla sua infanzia, continuando ad essere un soggetto costantemente dipendente dagli altri, ciò che si evince dall’insolito rapporto con l’amante Madame de Warens che in fondo egli vedeva pure come una specie di madre, mentre Thérèse era trattata come una balia ed una mera donna di servizio. Infatti, Johnson osserva come nelle Confessions si ripetono aspetti che caratterizzano, appunto, la sua indole di fanciullo che non ha mai raggiunto la maturità dell’uomo adulto. Non a caso, sono diversi i personaggi che, avendo avuto a che fare con lui, descrivono i suoi aspetti immaturi, fra questi, anche David Hume, lo consideravano un bambino innocente, per finalmente accorgersi che avevano a che fare con un brillante quanto selvaggio delinquente, concludendo, per esempio che, sentendosi ancora bambino, non poteva sentirsi all’altezza di allevare i suoi propri figli che dovevano essere affidati in cura dallo Stato che – secondo Rousseau -, li avrebbe resi più felici dello stesso padre. Del resto, aveva scelto il miglior modo affinché diventassero dei buoni cittadini e l’idea non era affatto nuova, visto che l’aveva già teorizzata Platone poi da lui stesso sostenuta nel suo famoso saggio Émile… E la tesi lo avrebbe aiutato pure nell’estensione del famoso Contratto Sociale, opera ancora oggi tanto cara agli adepti del Socialismo. Ecco che, sempre secondo lui, sarebbe compito dello Stato di formare le menti non solo dei bambini ma anche degli adulti. Una lezione, dunque, appresa e messa in pratica dai giacobini, dai bolscevichi, dai castristi, dai Khmer rossi, dalle guardie rosse di Mao con i devastanti risultati che la storia non ci permette più di ignorare. Quindi, questo è l’espressivo lascito di cui l’umanità può “ringraziare il glorioso Rousseau”.

Non per niente, il modello del tutto utopico, che di fatto deriva dalle sue tesi, dove l’individuo sarebbe una semplice pedina della della volontà generale, condizionato dal Contratto Sociale,  ovvero, di una società di soli altruisti perché – come ironizzano George Orwell e  Aldous Huxley -, i presunti asociali egoisti sarebbero inviati al confino, isolati in un’isola senza contatti esterni, non è solo autoritaria, ma addirittura totalitaria. Un mondo, quindi, dove i docili addomesticati sarebbero indotti, in modo del tutto compulsivo a rinunciare alle proprie convinzioni, al riconoscimento della proprietà dello stesso “io”, dovendo accettare uno stato di rassegnazione in una vita remissiva nella condizione di meri vassalli in un permanente stato di sottomissione a sudditanza e di alienazione pacificamente assimilata.

Già, possiamo ringraziare anche Rousseau se i suoi eredi stanno invertendo i valori più tradizionali, quando perfino la proprietà del proprio corpo diverrebbe prerogativa del potere assoluto, mentre la stessa mente ed il pensiero sono soggetti al controllo dell’autorità costituita; ed oggi osserviamo come qualsiasi movimento è vigilato da telecamere con riconoscimento visuale, posizionate ovunque; il presente potere centralizzato  avanza verso tutti gli aspetti anche nella vita privata degli individui che ci riduce sempre di più delle nostre legittime libertà? Non è ciò che stiamo testimoniando attualmente? L’insolente potere repressivo va ancora più lontano: ci sta privando addirittura del diritto di esprimerci come ci risulta più naturale e spontaneo, impedendoci di ricorrere ad espressioni di nostra scelta, come abbiamo sempre fatto, mentre una tendenza politicamente corretta ci viene imposta con la minaccia di essere “cancellati”. Non solo si intende obbligare la gente ad assumere un banale linguaggio neutro, ma ci vogliono imporre perfino un assurdo genere neutro; sì, gli individui non nascerebbero più maschi e femmine, ma qualcosa da definire a secondo di soggettive quanto fantasiose e grottesche impressioni personali. Esagerazione? Nemmeno tanto, se consideriamo i progetti di costituzione che Rousseau aveva elaborato già allora per la Corsica e per la Polonia; costituzioni che ispireranno uno dei più autoritari regimi mai visti al mondo, quello sperimentato in Cambogia da Pol Pot, il quale guarda al caso, aveva studiato proprio a Parigi, dove si era nutrito delle tesi del ginevrino e dei suoi moderni clerici.

Infatti, per riuscire a disciplinare tutto un Popolo, era necessario ricorrere ad un nuovo sistema di educazione; non più impartita dai genitori, ma da potere politico era, quindi, necessario modellare l’indole umana fin dall’infanzia; è ciò che oggi si intende per ingegneria sociale; non c’è da sorprendersi, pertanto se nel 1934 al Congresso dei letterati comunisti  Stalin li aveva definito gli autori come “ingegneri delle anime”, per cui, Malraux aveva osato osservare che “non bisognava dimenticare che la funzione più alta dell’ingegnere era quella di inventare”… Evidentemente, il tiranno sovietico aveva capito benissimo che non sarebbe stato possibile realizzare il nuovo uomo senza adottare metodi piuttosto “convincenti”; e non era proprio questa l’idea originale di Rousseau? Sostituire i genitori da educatori pubblici gestiti dallo Stato e trasformare gli umani in semplici marionette che avrebbero dovuto ballare al ritmo dell’orchestra diretta da presunti saggi, in modo da modellare umani assolutamente disciplinati: Il potere, in pratica,gestito da legislatori-pedagoghi che, in ultima analisi, seguivano i “copioni” teorizzati da Platone e Tommaso Campanella, dove una seletta casta di messianici governanti avevano la prerogativa di gestire il presente e l’avvenire  degli individui comuni in modo esclusivo ed assoluto.

Insomma, nemmeno Johnson sembra concedere troppi sconti a Rousseau; lamenta che un soggetto del genere sia passato alla storia come un vero Messia, fondatore di una specie di religione che con la sua dogmatica dottrina ha solo fomentato repressione, delitti e tragedie. Autore da una mente geniale che, come pochi, ha saputo influenzare una miriade di seguaci velleitari, radicali e sanguinari; è lui uno dei responsabili per aver prodotto le false righe dei più tragici cataclismi politici della storia moderna: la Rivoluzione Francese, la Rivoluzione Russa, la Rivoluzione Cubana, la La Grande Marcia di Mao, la Rivoluzione culturale delle Guardie Rosse cinesi, il genocidio cambogiano, sono tutti flagelli ispirati alle sue utopiche tesi, che tuttavia egli stesso, con i suoi modi ha puntualmente sconfessato, assumendo atteggiamenti assolutamente incompatibili con la sua ipocrita narrativa. Johnson termina questa sua sintesi biografica con i pareri di chi ha seguito da vicino le vicissitudini del disonesto genio: Diderot, HumeGrimmVoltaireMadame d’Epinay; e conclude il capitolo, riproducendo una frase citata da Lester Crocker che suona come un verdetto e tratta da Un Homme, deux ombres del critico letterario Henri Guillemin, attribuita all’ormai anziana Sophie d’Houdetot, la donna che lo stesso Rousseau ha definito come suo unico amore; una vera sentenza: “Era abbastanza brutto da spaventarmi e l’amore non lo aveva reso più attrattivo. Ma era una figura patetica ed io lo trattai con gentilezza e bontà. Era un interessante pazzo.”  

Recensione da continuare…